all’ora del tè

ALL’ORA DEL TÈ

MERCOLEDÌ 10 LUGLIO CORTILE PONTILLO AMOROSI

ALL’ORA DEL TE’ CON CARLA CIRILLO
18.00 Le Mitomani favolose: l’uscita dal labirinto
18.45 Il Minotauro: performance di ParalleleMenti / DSM di Benevento

 

GIOVEDÌ 11 LUGLIO CORTILE DE CAPUA AMOROSI

ALL’ORA DEL TE’ CON CARLA CIRILLO
18.00 Liquida: storie amorose di solitudini
19.00 Performance di pittura collettiva IL MONTICELLO / SIR BELLONA

 

Beviamo un tè per schiudere le labbra, mio viso. Josif Brodskij

liquidacover

So tutto del tè. Tutto quello che un occidentale convertito al tè può arrivare a sapere, in una cultura che ne ignora il culto, la sua dimessa bellezza e trascura anche il segnale isolano: sono le cinque o “prepari la teiera?”. Sogno un antico cerimoniale e mi accontento di un personale, privato, rito quotidiano. Ritagliarsi questa pausa diventa difficile se intanto gli altri intorno a te si consolano con un caffè che dura al massimo cinque o sei sorsi brevi. Sorseggi e pensi che sarebbe bello, un giorno, scrivere qualcosa sul gusto del tè. Niente di profondamente tecnico, accenni alla pianta e alle foglie, la raccolta, il tempo della fermentazione – e riflessioni su cosa si prova quando si assaggia questa bevanda gialloverde. Il viraggio del colore. L’odore sempre un po’ acre, l’aroma leggermente pungente, di paglia, di erba dopo una pioggia leggera. Poi il calore dell’acqua insaporita. Di cosa? Di buono, di bosco, come se si potesse bere un tratto di bosco, alberi e terra filtrata compresi. Foglioline preziose, odorose, gustose. A volte la lingua si crea certe nicchie deliziose… poi sceglie dei nomi complicati per pietre che del tè sembrano concrezioni: il berillo, il citrino, lo smeraldo, l’andradite. Minerali sciolti in tazza. Caldi, da bere. Poi la scelta di un dolce, dolcissimo, o un biscotto secco che se ne impregni.
Ti versi il liquore nella tazza di un bianco non troppo accecante, di porcellana doppia il giusto spessore. continua…