L’INNAFFIATORE DEL CERVELLO DI PASSANNANTE

L’INNAFFIATORE DEL CERVELLO DI PASSANNANTE

L’anarchico che attentò alla vita del re Umberto I di Savoia
Musiche dei Balcani e della tradizione contadina Lucana
di e con Ulderico Pesce

C’era una volta un paese in Lucania che si chiamava Salvia dove era nato un uomo: Giovanni Passannante. Nel 1878 con un coltellino con una lama di quattro dita cercò di uccidere il re Umberto I di Savoia. Condannato a morte la pena gli fu convertita in ergastolo mentre sua madre e i suoi fratelli furono immediatamente internati nel manicomio di Aversa. Passannante fu rinchiuso in una torre sull’isola d’Elba in una cella senza finestre sotto il livello del mare dove fu isolato per dodici anni. Si ammalò, cominciò a cibarsi dei propri escrementi. Anni dopo fu trasferito in un manicomio criminale dove morì nel 1910. Grazie alle teorie del Lombroso al cadavere fu tagliata la testa. . Il cranio e il cervello trasferiti nel Museo Criminologico di Roma dove sono stati esposti fino al 10 maggio 2007, per essere “ammirati” pagando due euro. Quel paese si chiamava Salvia, ma fu ribattezzato “Savoia di Lucania”.

Grazie allo spettacolo e al sostegno di pubblico e artisti finalmente la battaglia per la sepoltura dei resti di Giovanni Passannante nel maggio del 2007 è stata vinta e gli è stata data degna sepoltura nel cimitero di Savoia di Lucania.

 

“L’Innaffiatore del cervello di Passannante”,  scritto, interpretato e diretto da  Ulderico Pesce, ha raccolto  adesioni e testimonianze di tutti coloro che hanno condiviso l’impegno sociale di Ulderico Pesce che segue con passione da lungo tempo questa incredibile vicenda umana. Fra i nomi che hanno sostenuto la causa: Acustimantico, Roberto Angelini, Gino Castaldo, Carmen Consoli, Enrico De Angelis, Alessandro De Feo, Rocco De Rosa, Maria Pia De Vito, Francesco Di Giacomo & Rodolfo Maltese, Alessio Lega,  Canio Loguercio, Mauro Macario,  Pino Marino, Sara Modigliani & Sonia Maurer, Renato Nicolini, Gino Paoli, Massimo Pasquini, Ulderico Pesce, Timisoara Pinto, Sandro Portelli, Remo Remotti, Andrea Rivera, Ambrogio Sparagna, Stefano Tassinari, Têtes De Bois, Paola Turci, Alessandro D’Alatri, Antonello Venditti, Ennio Coltorti, Giorgio Tirabassi, Massimiliano Bruno, Valerio Aprea, Francesco Guccini, Crescenza Guarnieri, Fabrizio Gatti, Alberto Dentice, Pier Paolo Palladino, Marco Travaglio e Peter Gomez, l’On Oliviero Diliberto, l’On. Filippo Bubbico, l’On. Giampaolo D’Andrea, Rocco Papaleo, Laura Curino, Marco Rizzo, Oliviero Beha, Fulco Pratesi, Gianni Mura, Sergio Staino, l’On Angela Lombardi, il Sen. Piero Di Siena, Michela e Lina, discendenti della famiglia Passannante, L’On. Vincenzo Vita, l’On Adriana Spera, l’Assessore Silvio di Francia, Claudio Ortale, la Sen. Haidi Giuliani, la Sen. Anna Maria Palermo, Fausto Pellegrini, Erri De Luca, Mauro Pagani, Daniela Barra, Marco Baliani, Dario Fo, Danilo Nigrelli, la redazione di “Carta”, Jonathan Giustini di Radio Città Futura, la Sen. Franca Rame, Gianni Mura.

Un breve cenno storico
Passannante, nato a Salvia il 19 febbraio 1849, è un cuoco e un autodidatta. Ha letto la Bibbia e gli scritti di Mazzini e Garibaldi. A 22 anni si dichiara anarchico e propugna la Repubblica universale dove gli anziani abbiano diritto a una pensione e le donne a un assegno di maternità. Il 17 novembre 1878 aggredisce con un coltellino lungo 8 centimetri, buono solo a sbucciare una mela, re Umberto I in visita a Napoli. Giovanni viene arrestato, torturato con ferri ardenti. Sua madre e i fratelli sono presi e chiusi nel manicomio criminale di Aversa. Tutti i Passannante scappano dal paese. Il processo all’anarchico si svolge a Napoli, in un’aula gremita che sembra un teatro, con i posti numerati e le signore con il binocolo per vedere “il mostro”. È condannato al patibolo, poi al carcere a vita. Che sconta nella torre della Linguella sull’isola d’Elba. Vi arriva che ha 29 anni, è una larva (a Napoli ha perso 20 chili) e lui, che è alto un metro e 60, viene chiuso in una cella di due metri per uno, alta uno e 50, posta sotto al livello del mare. Se ne sta per oltre dieci anni al buio. Ai piedi gli serrano una catena con una palla di 18 chili. Non può incontrare esseri umani. Diventerà cieco, si ammalerà di scorbuto e, ridotto alla fame, sarà costretto a mangiare i propri escrementi. Solo la tenacia di un deputato socialista, Agostino Bertani, lo farà trasferire nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, dove morirà a 61 anni nel 1910. Oggetto di studi lombrosiani, Passannante viene decapitato, il cranio trapanato, il cervello  e il corpo, “non degno di sepoltura”, dato in pasto a cani e porci. Dal 1936 i resti e gli scritti dell’anarchico sono stati trasferiti nel Museo criminologico di Roma dove sono rimasti esposti al pubblico fino al 10 maggio del 2007.