LA PAROLA MADRE

LA PAROLA MADRE

Teatro di Legno
Libero tradimento da “Emma B. vedova Giocasta” di Alberto Savinio

Tradire è forse nella tradizione, ma il tradimento non è di tutto riposo.
Ho dovuto compiere un grande sforzo per tradire i miei amici: in fondo c’era la ricompensa
Jean Genet

Una notte dopo quindici anni di assenza, Emma B. incontrerà suo figlio. E’ una notte di attesa, ma anche di festa. Savinio immagina la sua protagonista sola in scena, in un monologo allucinato; noi le affianchiamo altri due personaggi  i quali insieme a lei danno vita ad  una danza dell’attesa e nello stesso tempo si fanno narratori-testimoni di un segreto profondo e impronunciabile: l’incesto compiuto dalla protagonista con suo figlio per sottrarlo ad una ispezione nazista. Ma la condanna dell’incesto resta sulla soglia dell’ambiguità: Emma infatti è  madre, ma pare scorgere  nel figlio il suo uomo, o ancora meglio il suo complemento, l’essere umano da lei generato e che solo può renderle il  sesso mai posseduto, e la non-schiavitù legata a quel sesso. Delusa da una prima figlia perché femmina e condannata a passare da un padrone all’altro (padre, madre, marito), sembra pronta a voler portare a se definitivamente quel figlio maschio, il quale ha per troppo tempo cercato in altre donne la felicità e fatto fatica a “pronunciare la parola “madre” fuori da certi significati”.

Il nostro allestimento esplora questo mondo materno attraverso tre attori uomini che recitano donne. La negazione del ruolo della femminilità viene pronunciato da voci maschili che tentano di invertire il proprio sesso, proprio come Emma la quale, inoltre, ai nostri occhi inutilmente tenta di ridefinire lo statuto di  madre.

Emma sembra fare i conti con una realtà desolante che non accoglie le sue non-urla, e cerca di sfuggirne attraverso quello che ritiene il suo atto più potente: la messa al mondo di un uomo, maschio. La realtà di questo uomo e di quello che per lei ha significato e significa (compreso il peccato come affermazione) sembra in ogni momento labile e prossima più ad un fantasma che ad una persona. Il suo mondo pare una messa in scena rituale dell’attesa materna al fine di evadere da una mortifera solitudine.

con il contributo straordinario alla produzione del progetto Nuove sensibilità
Scritto e diretto da Luigi Imperato e Silvana Pirone
Con Fedele Canonico, Domenico Santo, Salvatore Veneruso
Costumi Francesca Balzano
Disegno luci Paco Summonte
Attrezzeria Monica Costigliola, Stefano D’Agostino