amoTE 2012

MALACARNE

Peppino Impastato, Amore Noi Ne Avremo
di e con Consuelo Cagnati e Andrea Maurizi

regia Consuelo Cagnati

Trentatre anni fa, il 9 maggio 1978, Peppino Impastato moriva per mano mafiosa sulla linea ferroviaria Trapani Palermo, presso Cinisi, il suo paese natale. Peppino, si era ribellato alla sua famiglia e al potere mafioso di Gaetano Badalamenti, il boss che teneva sotto scacco quel lembo di terra tra Montagna Longa e Punta Raisi.

L’azione di Peppino avveniva attraverso i microfoni di Radio Aut, l’emittente di controinformazione da lui stesso fondata e gestita insieme a un gruppo di ragazzi accomunati dal suo stesso desiderio di legalità. Giorgio Di Vita, che conobbe Peppino e condivise con lui e con gli altri compagni l’esperienza della radio nell’estate del ’77, ha raccontato quei fatti, ma anche il clima politico e sociale di quell’ultimo scorcio degli anni Settanta, in un libro di memorie edito nel 2010 da Navarra Editore. Oggi quel libro diventa uno spettacolo teatrale.

Malacarne è la storia di Peppino Impastato, non solo attraverso le voci di Radio Aut, ma anche attraverso le testimonianze recenti dei suoi compagni. Il racconto di Laura (Consuelo Cagnati) che decide di tornare a Cinisi dopo trent’ anni, per vedere cosa è rimasto, diventa l’occasione per  parlare di un Peppino Impastato trascinatore, disperato, coerente fino alla fine, trafitto da una costante urgenza di libertà.
“La storia che vogliamo raccontare è successa ormai più di trent’anni fa, ma è oggi più attuale che mai, perché la Mafia c’è sempre: è mimetizzata all’interno dei partiti politici, nelle grandi società di affari, al sud e al nord, valica i confini regionali, nazionali e internazionali. La troviamo ovunque, in ogni ambiente e in ogni strato sociale, come fatto culturale che vive nella mente delle persone, come modalità di pensiero.

La riduzione dello spettacolo, è andata in scena in occasione del trentatreesimo anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato, all’interno del 10° Forum Sociale Antimafia nella casa di Gaetano Badalamenti confiscata alla Mafia (Cinisi – Palermo 6-9 Maggio 2011).
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liberamene tratto dal romanzo Non con un lamento, di Giorgio Di Vita (Navarra Editore) 2010
supervisione storica al testo Salvo Vitale
allestimento scenico e disegno luci Alessandro Calabrese
realizzato in collaborazione con:
– LIBERA – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
– Navarra Editore
– Telejato – Emittente televisiva comunitaria
– ARTEr.i.e. – Rassegna di Ipotesi Espressive
– Associazione Radio AUT
– Associazione Peppino Impastato
– Associazione Il Grande Cocomero
– 33 Officina Creativa

 

Cultura e Coglioni

Testo e regia di Andrea Kaemmerle

Con Francesco Bianchi, Roberto Boldrini, Paola Parlotti, Barbara Filippi, Donatella Lemmi, Fabrizio Liberati, Michela Mancini, Elena Pace, Claudio Parri, Mario Tognarelli, Adelaide Vitolo, Florinda Vitolo

Questo spettacolo nasce dopo due anni di lavoro sul meraviglioso e “cattivo” testo di Luciano Bianciardi: “Il lavoro culturale”. Una critica lucida e spietata agli intellettuali che pretendono di dare lezioni a tutti strumentalizzando le idee, gli ideali e la conoscenza.

Un viaggio nel tentativo di riabilitare il concetto di cultura come momento di crescita e socializzazione…

Comicissimo, sbellichevole e agghiacciante dimostra come Bianciardi avesse previsto già nel 1960, mettendo sotto la lente di ingrandimento esperti, opinionisti, critici e pensatori della domenica, tutto il ciarpame che avrebbe invaso l’Italia.

 

Molly B.

Testo tratto dall’Ulisse di James Joyce
traduzione Ruggero Guarini
regia Carlo Cecchi
con IAIA FORTE

“Di Molly mi piace il rapporto con il corpo. E’ un’esplosione di lava, di calore, di suoni, di odori. Diventa sublime anche attraverso la coscienza fisiologica. Molly per me è un ventre in solitudine, un rimuginare su amplessi, un grido alla vita, un accumulo di onde, un mistero di abbandono, una rivendicazione del valore della carne. E’ un concentrato di ricordi, di voglie, di scenari.”

“Il suono napoletano è un dialetto scandito con cura, e quando m’avvicino alla conciliazione, all’oblio, il linguaggio si stringe e diventa più musicato, acquista una dimensione soprattutto emotiva, direi sensoriale. Io do voce ad un ciclo ininterrotto di stati d’animo che si connettono via via a prestazioni sessuali con l’amante, al primo amore, a fantasie d’un rapporto con un giovane, a barlumi riguardanti marinai e zingari; ma ci sono pure osservazioni materne su di un seno, il dolore per il figlio morto, i pensieri sulla superstizione, il fascino per la natura, e ferite, e sentimenti …”